SONO COSI’: Valeria Romitelli

Va be’!… è andata così, l’importante è non scoraggiarsi e continuare a tentare. L’esperienza mi ha insegnato che quasi mai una meta si raggiunge per via diretta. Il percorso solitamente è molto più tortuoso di quello che avevamo immaginato e induce i più ad abbandonare il viaggio, vinti dalle disillusioni. Quei pochi che invece continuano a mettere un passo dietro l’altro, nonostante le asperità e alla fatica non prevista, sono destinati ad ottenere il risultato, semplicemente per il fatto che qualsiasi tragitto non può essere infinito. Per qualche verso ci si arriva, se si mantiene saldo il proposito. Questo è uno dei segreti di Pulcinella, ma funziona…sempre.

 

Quest’anno non ho seguito molto il festival canoro, dunque non sapevo, ma qualche giorno fa avevo tirato fuori degli scritti che avevo intenzione di pubblicare su questa pagina, tra i quali uno proprio riguardante un incontro con Valeria che ebbi dopo il suo successo alla trasmissione di Maria De Filippi: Amici.

Poi stamattina, cazzeggiando su internet, ho scoperto che la Romitelli aveva partecipato alla selezione di Sanremo Giovani, e che purtroppo era stata eliminata nella fase finale: OK – mi sono detto – sparalo adesso quel racconto, forse farà piacere anche a lei.

Eccolo qua, datato più o meno ottobre 2013.

 

 

“Chi è Valeria?”

 

“Oooh!…carina ‘sta domanda (ride): Valeria sono io.

Una ragazza timida, che arrossisce facilmente se capta uno sguardo appena appena malizioso, molto attenta ai dettagli, che accoglie parole e stati d’animo delle persone che incontra e le trasporta nelle canzoni. Solo cantando sono capace di mostrare chi veramente sono. Cantando riesco a dire quello che penso, solo cantando.

  • …e non si lascia mai andare, quasi mai – (aggiunge Piero, il fratello che l’ha accompagnata al nostro appuntamento e che la segue nella crescita della sua carriera).”

 

“Ogni storia ha il suo inizio: come comincia quella di Valeria?”

 

“Tutta colpa di papà..(e ride). Papà ha sempre viaggiato molto per lavoro e gli unici momenti nei quali poteva stare insieme a noi erano durante i fine settimana, quando rientrava a casa per i week end.

Gli è sempre piaciuta la musica e non c’era momento della giornata che non ci fosse la radio o lo stereo acceso. Per farci divertire insieme a lui ci faceva cantare, a me e a Piero.

Da questo gioco che facevamo in casa nacque la mia prima apparizione su un palco, dove io cantavo e lui, un po’ nascosto ma poco distante, mi suggeriva a gesti le parole che ogni tanto dimenticavo. Avevo 3 anni o poco più.”

 

“Praticamente canti da sempre, però m’hai anche detto che sei timida: Come fai a conciliare questa sensazione che provi con il palco? Non t’imbarazza stare davanti una platea?”

 

 

“Tutt’altro!…Non so come spiegartelo, ma io sul palco mi ci trovo. Lì sopra mi sento finalmente libera e naturale..più leggera rispetto a quel po’ di tensione che provo nella vita di tutti i giorni tra la gente.

Cantare è come una medicina per me, è una cosa spontanea che mi fa star bene e mi libera da quella tensione che invece provo quando devo parlare normalmente con qualcuno.”

 

“Beh, adesso mi sembri abbastanza sciolta con me: mica ci conoscevamo.”

 

“C’è Piero qui vicino. Lui è la mia forza, non sai quanto mi sia d’aiuto nell’affrontare il quotidiano. Lo so che penserai che sia un atteggiamento stupido il mio, ma sono fatta così, che ci posso fare?”

 

“Parlami di AMICI.”

 

“Un’esperienza importante. Dopo tante audizioni, provini, sacrifici che ho fatto fare anche ai miei per sostenermi in quello che credo, essere selezionata ed avere finalmente la possibilità di esibirmi davanti a milioni di persone che erano davanti la TV è stato un momento magico, indescrivibile. Quella sera mi sono anche commossa in diretta e ho scoperto che le grandi emozioni possono anche parlare attraverso le lacrime. Ci sono momenti nei quali è bello piangere.

Adesso che è passato un po’ di tempo e sono meno coinvolta emotivamente non considero quel successo un traguardo, spero anzi  sia un trampolino per esperienze future sempre più coinvolgenti, voglio far provare al pubblico le stesse sensazioni che provo io quando canto, rilassatezza e benessere.

Non so se sia una manifestazione di necessità, di aver bisogno di gente vicino a me nonostante faccia intendere il contrario, ma anche quando non faccio concerti o non appaio in TV, i tanti amici, e chiamiamoli ammiratori, che mi contattano per un saluto o per un semplice complimento mi riempiono la vita, perché certi riconoscimenti mi fanno pensare che allora qualcosa di buono sono riuscita a fare. E’ bello sentirsi utili.”

 

Quella sera, quando tornai a casa, ascoltai immediatamente “Peccato veniale”, il CD che Valeria m’aveva regalato, il suo CD (quando incontro i musicisti la prima cosa che faccio chiedo un loro disco, sennò me tocca comprarlo, e non è bello….ahahah…scherzo, ma mica tanto).

Quella volta mi chiese di non scriverlo perché un fatto, un fatto che lei aveva vissuto, era recente e non voleva che la cosa si sapesse più di tanto, ma ascoltando quella musica, quella sera, capii ancor più quanto le emozioni che proviamo influiscano sul nostro modo di essere e di fare. Quella sera non ascoltai solo un bel talento, ma anche tanto core.

 

Mamo

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