VOCI DI CARTA: di Beatrice Monceri

…forse perchè una bellissima passeggiata per Macerata e i suoi vicoli ha dirottato i miei pensieri ….forse i tanti piacevoli incontri avuti o sfiorati…….o forse il tempo che ho trascorso alla Feltrinelli ….non so , ma mi è venuta voglia di farvi rileggere questo brano……il perchè trovatelo voi…..?

” L’umore sembrava non trovare sbocco a un cambiamento. Occhiali, cappello, tracolla e si gettò nella confusione delle vie del centro. Camminava confondendo i suoi passi tra quelli di sconosciuti. Affogava nei suoi pensieri e percepiva il movimento intorno a lui come sfocato, ovattato, sommerso. Nessun rumore, chiuso in sé, trincerato lo sguardo dietro i ray ban neri. Cercava indifferenza, altrettanta ne offriva. Arrivò in piazza di Spagna, si sedette su un gradino della scalinata di Trinità dei monti, in mezzo a tanti turisti e giovani studenti. Si percepiva invisibile in quel brulichio di gente sconosciuta che si alternava sulla scalinata, un’eco di solitudini. Se ne stava immobile come una lucertola che sulla pietra incamera l’energia del sole.
La vide attraversare la piazza, tagliando un gruppo di turisti che come pecore seguivano la loro guida. Schivava gente, quasi controcorrente. La riconobbe dall’incedere elegante, lento, dal modo di toccarsi i lunghi capelli e di aggiustarsi gli occhiali sul naso, spingendoli verso gli occhi con l’indice. Stile inconfondibile la sua semplicità. Riconobbe la sciarpa di seta arancio, la stessa che aveva al collo quando si erano rivisti. Converse ai piedi, abito lungo, nero. Restò immobile di fronte all’ologramma dei suoi pensieri. La guardò passare, quasi irreale. Realizzò in un attimo che era davvero lei. Avrebbe voluto alzarsi e correrle incontro e forse una parte di lui lo stava facendo. Avrebbe voluto, ma quando è buio e non sai come procedere ti fermi e aspetti che arrivi il chiarore del giorno per decidere quale direzione prendere. Kate entrò in una libreria. La tentazione di correre là e sorprenderla alle spalle era grande.
“Ti ho sognato , ci siamo incontrati per caso in una Feltrinelli a comprare lo stesso libro” . Così gli aveva scritto una volta . Non si alzò . Sapeva che un altro incontro avrebbe avuto un altro significato e non poteva o meglio non avrebbe potuto concedersi come lei avrebbe voluto, come anche lui desiderava. Incontrarla così, nella casualità di una passeggiata che si era concesso d’impulso in un giorno più grigio degli altri, suonò di coincidenza, un segno. Voglia di un abbraccio sincero, di un bacio, di qualcosa che ammorbidisse la tensione che lo stava scolpendo dentro. Voglia di lei. Sapeva che se si fosse infilato in quella libreria si sarebbero regalati una grande gioia, ma avrebbe svelato il loro vivere nella stessa città. Non si mosse.
Prese il telefono.
“Respira e lasciati scegliere. A volte sono le parole a venirci incontro”.
Sorrideva scrivendo. Sapeva che le stava donando l’illusione di una nuova coincidenza. La vide affacciarsi sulla soglia della libreria, il telefono in mano, gli occhiali da sole tra i capelli. Leggeva e sorrideva, sguardo stupito, un sorriso quasi a non credere a quanto quelle parole sembravano vederla. Si appoggiò al muro esterno della libreria, pochi istanti, poi rientrò. Era lì per firmare alcune copie del suo libro.
Girava cercando sugli scaffali parole che attraessero il suo interesse, che accarezzassero la sua curiosità. Mentre sfiorava copertine in cerca di un titolo che la catturasse, incontrò “Il maestro e Margherita”. La loro parola, un libro già letto.
Margherita, il maestro, i fiori gialli, il più bell’incontro che la letteratura ricordi. Firmò le copie come aveva promesso al suo amico libraio e uscì con il libro di Bulgakov in mano. Si incamminò nella direzione opposta a quella da cui era arrivata. Francesco la seguiva con gli occhi, riusciva a vedere ancora la sciarpa arancio scendere in due lingue dietro la schiena di Kate scivolando sull ’ abito.
La perse, ingoiata dalla folla di turisti. Si alzò sentendo allentare la tensione emotiva che come una gabbia aveva contenuto i suoi istinti, i suoi impulsi. Andò verso la libreria . In vetrina numerose copie di “ Voci di carta “.
Entrò ed uscì con la sua copia. Sulla prima pagina una dedica : “ E’ in un mulinello di vento che io e te abbiamo ingannato il tempo.”.
Tornò verso l’enoteca sorridendo. Pensava come il destino quel giorno si fosse divertito a giocare le sue carte. Affrettò il passo. Un’improvvisa voglia di leggere.
Un messaggio ,
“ Mi sono lasciata scegliere dalle parole. Dalle nostre parole.
Torna.
Mi manchi.
K “. ”

da Voci di Carta
di Beatrice Monceri

Foto BM
Trinità dei Monti

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