VERSO L’INFINITO E……: Giulio Perfetti

Tra positività e negatività, tra ordine e caos, l’inconoscibile e la pietra filosofale.

“ Come uomo che ha dedicato tutta la propria vita alla più comprensibile delle scienze, lo studio della materia, vi posso dire che i risultati delle mie ricerche sull’atomo mi hanno portato a convincermi di quanto segue: la materia non esiste! Tutta la materia è generata ed esiste solo in virtù di una forza che mette in vibrazione le particelle degli atomi e tiene insieme questi piccoli sistemi solari in miniatura (…..) Dobbiamo dedurre quindi che dietro a questa forza vi sia l’esistenza di una mente cosciente e intelligente. Questa mente è la matrice di tutta la materia.”
(parole tratte dal discorso che fece Max Planck il giorno che ricevette il Nobel per la fisica).

Il professor Orvieto, il mio maestro, era capace di declamare enunciati e teorie fisiche come fossero poesie. Ogni qualvolta terminava la dimostrazione di una legge doveva fronteggiare una platea sbalordita posta in eccitazione da un unico quesito: “Come mai funziona così?”. Un giorno, dopo l’ennesimo “ma perché?”, rispose: “Amico mio…la fisica si limita a indagare come un dato fenomeno si verifica, cerca di spiegare COME….purtroppo il PERCHE’ la Natura abbia privilegiato certe soluzioni piuttosto che altre non ci è dato saperlo, e credo che difficilmente riusciremo a capire se non nei prossimi stadi evolutivi.”

Non sempre abbiamo una visione così nitida della realtà di cui facciamo parte (presupponiamo, pensiamo di sapere), e secondo me questo è un bene, fa parte del “Progetto” insomma. Senza lo stimolo della ricerca, senza la curiosità, non ci sarebbe vita.
Con Galileo, e ancora più prepotentemente con l’Illuminismo, la “Scienza” ha preso un piega che non condivido per niente. Troppo settoriale, troppo a se stante, troppo disgiunta da tutto il resto. Non può essere, non è.
L’ arte è invece più vicina alla “Verità”. Non ha regole fisse, non ha preconcetti, i limiti non sono limiti, ma punti di vista tutti egualmente validi. L’arte approssima la Realtà.

“Chi è Giulio Perfetti?”

“Mi piace definirmi un artista – designer. Mi identifico in questa doppia connotazione perché in me coesistono le due visioni: la realtà come sogno, il sogno come realtà. L’artista ripensa ciò che lo circonda, il tecnico traduce in materia un pensiero.”

“Dei due chi nasce prima?”

“ Non c’è un distacco netto tra le due entità. L’arte la si percepisce fin da piccoli, quando si fanno i primi disegni o le prime sculture con il pongo e la creta. Sono anche stato fortunato perché papà mi ha sempre incoraggiato a dedicarmi a quello che per me era un semplice gioco, il fare con le mani, e anche chi mi circondava apprezzava e mi sosteneva. Penso che questi fatti siano importanti a quell’età perché infondono fiducia nelle proprie capacità.
Dopo le medie frequentai la Scuola d’Arte e mi diplomai con la specializzazione in Arredamento.
Anche in quel caso fui subito preso sotto braccio dagli stessi maestri che mi avevano insegnato, aprendomi delle porte che mi introdussero nel mondo del lavoro mediante una morbida transizione. Ecco perché ti parlo di fortuna. Quegli insegnanti erano anche dei validissimi artigiani che collaboravano con importanti aziende del settore, e mi vollero vicino a loro nella realizzazione dei loro progetti.
Grazie a quelle esperienze imparai la lavorazione del legno, del ferro e della pietra. Fu una bella palestra. Mi divertivo e guadagnavo abbastanza per essere auto sufficiente. Guardando con quale difficoltà procedeva l’esistenza di tanti amici colleghi, ero soddisfatto di come procedeva la mia vita. Solo qualche anno più tardi iniziai ad essere pervaso da una strana irrequietezza, se così la possiamo chiamare.”

“Di che genere? Dovuta a che cosa?”

“Sentivo che la mia preparazione non era sufficiente a darmi quelle cognizioni necessarie per progredire nella ricerca. Percepivo una mancanza, un vuoto. Dopo il diploma mi ero iscritto all’Accademia, ma il fatto che già lavorassi mi aveva indotto ad abbandonarla dopo un anno.
Più tardi, abbastanza più tardi, mi resi conto che i miei strumenti erano spuntati. E’ come quando vorresti descrivere un fatto, una sensazione, un’esperienza e ti mancano le parole. Vorresti spiegare ma non sai come fare.
Avevo un tarlo in me, una domanda che m’opprimeva notte e giorno: Che senso ha la vita?
Non sono uno scrittore, non sono un musicista, io faccio con le mani….ma non sapevo da dove cominciare.
Mi rimisi sui libri per ri – percorrere la storia dei classici. Sì, direi che iniziai a studiarli veramente per la prima volta perché, come tu sai, da ragazzi non si ha quasi mai la capacità di andare oltre la superficie. Volevo andare in profondità invece, qualcosa in me era cambiato.
Anche in questo caso fu determinante l’appoggio di una persona a me cara, la mia compagna. Aveva una preparazione negli studi classici ed era anche esperta di simboli e segni adottati dall’uomo fin dal neolitico. Studiando la storia iniziai ad interpretare le cose e gli eventi dando un significato più allargato ai concetti, si aprì un mondo che intuivo ma che fino all’ora non potevo esplorare.
Scattò così un nuovo modo di vedere. L’Infinito, il simbolo, non era più quell’8 allungato e sdraiato su un fianco che conoscevo prima.”

“Intuisco il senso di quello che mi dici. Produci molto adesso?”

“Mah….la creatività è ciclica. Ci sono periodi fecondi, altri sterili. Solitamente la vena si apre quando attraverso momenti, non dico di dolore, ma particolarmente intensi. Un fatto, una notizia, un qualcosa che scombussoli l’apparente equilibrio del momento. Non saprei darti una spiegazione precisa di quello che provo in quegli istanti, ma so che è così, so che quando tutto va bene, la creatività tace, è altrove.
La conferma che le cose funzionino in questa maniera ce l’ho anche dai tanti amici colleghi che frequento quotidianamente, dato che sono anche curatore di una galleria d’arte, lo “Studio 41”.

“ Dunque la tua vita è arte per l’arte, o la tua, o quella di qualcun altro.”

“ E’ un salvagente. Quando lavoro, pensieri, preoccupazioni, rotture varie prendono il sopravvento mi rifugio nello studio e lì rinasco.”

Il senso della Vita…….Lo conoscono i mistici e i bambini….In attesa di evolverci e avvicinarci al “Perché”, continuiamo a giocare, che ci fa bene.
Un abbraccio Giulio.

Mamo

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