UN DOPPIO SENSO: Silvano Mazzarantani

Un doppio senso: SILVANO MAZZARANTANI.

In arte NOVECENTO pittore, scultore, un uomo alla ricerca del proprio equilibrio mediante la sperimentazione.

“Il mondo esterno offre delle distrazioni che a me non interessano e non mi divertono, ora più che mai.” S.M.

( Queste quattro chiacchiere con “Novecento” risalgono all’inizio del 2014, poco prima di andare i stampa con la nuova rivista. Le copertine riproducevano opere di artisti, per lo più amici. A Silvano avevo proposto un soggetto che pensavo andasse bene per il primo numero. Lui di quadri ne fece tre, e poi mi telefonò per andare a sceglierne uno. Quando entrai nel suo studio da perdercisi dentro, in un angolo vidi quella tavolozza che è nella foto: “ Mi piace quello lì”. “ Ma come?….e quelli che ho fatto?”… “ li vendi Silva’ “……Povero Novecento…me vole be’. )

“L’ultima volta che ci siamo visti era inizio gennaio, qualche giorno prima che tu partissi alla volta di Edimburgo dove l’amica Stefania Menichelli ti ha organizzato una mostra in grande stile: come è andata?”

“Ad essere sincero mi sto riprendendo solo adesso, piano piano. E’ stato un evento importante che però mi ha svuotato spiritualmente e fisicamente. Intendiamoci, Stefania e il suo compagno gallerista sono stati fantastici, hanno organizzato una bellissima manifestazione, ma il fatto è che non sono più abituato a stare tanto tempo fuori dal mio nido. Trascorrere tanti giorni lontano dalle mie abitudini, dalla mia casa-laboratorio, dal mio mondo insomma mi ha tolto energie. C’ho messo tanto tempo per organizzare il mio bozzolo, il mio rifugio, che doverne fare a meno per alcuni giorni diventa troppo pesante ormai. Tu lo sai, io esco poco, non mi interessa più di tanto sapere cosa accade là fuori, sono appagato dal mio stile di vita che mi permette di concentrarmi su me stesso. Il mondo esterno offre delle distrazioni che a me non interessano e non mi divertono, ora più che mai. Poi c’è il fatto che per organizzare quella mostra Stefania ha, in un certo senso, razziato la mia esposizione e quando sono tornato ho provato letteralmente un senso di vuoto.”

“Spiegami meglio: immagino che tu produca anche per vendere oltre che per dare sfogo all’anima. Quando passo a trovarti c’è sempre qualcuno qui da te, quindi non potrei definirti un misantropo: cos’è che ti ha disturbato?”

“Certo che produco anche per vendere le mie opere, ma solitamente un pezzo alla volta, dunque il distacco è meno traumatico. Per l’evento di Edimburgo invece hanno preso il volo metà delle mie “creature”, e la cosa m’ha lasciato senza ossa. E’ una reazione che ha sorpreso anche me , ma è andata così. Per quanto riguarda la gente, non è che mi dia fastidio vedere qualcuno, ma il fatto è che probabilmente non sono più abituato a distaccarmi da questo ambiente che mi rasserena e mi permette di fare quello che a me piace. Qui sono in sintonia con tutto e con tutti, ed è quello che voglio.”

“T’ho chiesto di realizzare un quadro per questa copertina utilizzando un tuo cavallo di battaglia, anzi, sarebbe più corretto dire una tua “farfalla di battaglia”. Ho visto in giro diverse tue tele dove le farfalle compaiono spesso. Da che viene questa predilezione per il grazioso coleottero?”

“Penso che con gli anni chi ha sviluppato la propria sensibilità riesca a vedere e sentire cose a cui prima non faceva caso, e forse è questo modo di assorbire che fa la differenza. Credo fosse l’estate del 2011. Ero stato a San Severino a trovare mia madre. Alle 13,30 andai in stazione per prendere un treno che mi riportasse a casa. La giornata era moto calda e la piazzola deserta. Mentre sedevo in attesa della littorina apparse dal nulla una farfalla gialla. Fece un paio di giri vicino le mie gambe e poi alcune evoluzioni sopra le rotaie arrugginite prima di scomparire dietro una siepe. Rimasi a bocca aperta come un bambino. Quella visione mi riportò in dietro di cinquant’anni. Quell’eleganza, quella leggerezza, quella grazia, dove stavo io? Perché per tanto tempo avevo ignorato quella bellezza, o meglio, l’avevo dimenticata? Appena arrivai a casa cominciai a produrre di tutto, purché ci fosse qualche farfalla di mezzo.”

“Ti capisco Silva’ perché abito in campagna e non so quante volte sono rimasto imbambolato dai fenomeni della natura. Quelli che vivono in città non penso riescano a seguire questi ragionamenti. Chi fa arte solitamente non ha bisogno di tante cose se non di se stesso e delle cose più semplici che lo circondano, ma “vere”.”

“E comunque per me la farfallina ha sempre un doppio senso; tu lo sai e chi mi conosce lo sa anche lui.”

“Eddaje Novecento! Ma così mi demolisci tutto il romanticismo….ahahah… c’è sempre la musa ispiratrice di mezzo, eh Silvà!”

Un abbraccio grosso e grazie amico mio.

Mamo

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