COME STANNO LE COSE: Piergiorgio Odifreddi

“Quando gli Dei non c’erano più, e Cristo non c’era ancora si ebbe, tra Cicerone e Marco Aurelio, un momento unico in cui c’era solo l’uomo, e l’uomo solo”

E’ con questa citazione di Flaubert che quella sera il professor Odifreddi introdusse la platea nella soffitta delle idee.
Grazie all’ospitalità dell’amica Oriana Salvucci avevo trascorso metà pomeriggio e fatto cena con “Il matematico impertinente”, poi eravamo andati in teatro dove avrebbe presentato il suo ultimo lavoro letterario.
“Come stanno le cose” è il titolo del libro del professore, una rivisitazione in prosa del De Rerum Natura di Lucrezio, opera capolavoro in versi che ha dovuto attraversare vicende tra le più misteriose dato lo scomodo argomento di cui tratta, e mal digerito dai rappresentanti religiosi di tutti i tempi: la VERITA’.

Quello che scriverò d’ora in poi non vuol accostarsi minimamente a ciò che somiglia ad una recensione poiché non ho né l’autorità necessaria per svolgere un tale compito, né la preparazione sufficiente, e anche ammesso che disponessi delle dovute credenziali, non lo farei comunque, dal momento che non riconosco la figura del “critico”. Il “critico”….ma chi è costui? Ma perché non va a fatiga’?

Apprezzo unicamente coloro che fanno, in qualsiasi maniera, non siamo tutti uguali, il resto è solo brodo di giuggiole.
A parer mio il libro va letto e metabolizzato. Scrivo “a parer mio” perché certi argomenti mi piacciono, ma ad ognuno il suo parere. Sempre “a parer mio” ho trovato questa lettura interessantissima e coinvolgente, immaginando solo lontanamente quanto lavoro abbia richiesto la sua stesura, ricca di quegli ingredienti che ogni trattato dovrebbe contenere per condurre il lettore all’unica meta auspicabile: la riflessione. Ed è proprio con una mia riflessione che voglio continuare questo scritto, mediante una:

LETTERA APERTA

“Caro professore,
caro Piergiorgio, sappi che è stato un vero piacere conoscerti di persona ed avere avuto l’opportunità di trascorrere dei momenti insieme. Eh, sì….perché tu sei uno dei pochi autori contemporanei che trovano alloggio sugli scaffali della mia “tana”, il mio studiolo. Infatti, tolte le pubblicazioni scientifiche che devo aggiornare mano a mano che la ricerca avanza, gli scrittori che abitano la mia minuta biblioteca sono un po’ attempatelli.
Per esprimermi con il tuo linguaggio matematico, se fissiamo lo “zero” nell’anno in corso (2016), le mie letture vanno da – 50 a -3000, e il motivo è presto detto. Quando tanti anni fa feci la scoperta che i saggisti a me contemporanei facevano spessissimo ricorso a concetti già espressi molto, ma molto bene nell’antichità, decisi che mi sarei dissetato direttamente alla sorgente, ignorando dunque gli imbottigliatori di acque imputridite.
Certo, non m’illudo che i vari Platone, Orazio, Seneca e compagnia bella siano stati degli originali in assoluto, perché anche loro avranno attinto da pensatori a loro antecedenti, ma rileggere gli antichi solitari, vecchi di qualche millennio, lo trovo più stimolante…elegantemente romantico, anche se lo stesso Einstein diceva che il segreto delle nuove invenzioni è nel saper ben nascondere le proprie fonti….ahahah….

 

 

Ma veniamo a noi. La tua interpretazione del De Rerum Natura a me è piaciuta moltissimo, e so già che sarà uno di quei libri che riprenderò in mano di tanto in tanto perché, data la vastità degli argomenti trattati e la sostanza dei vari pensieri, una consultazione periodica è assolutamente necessaria. Sì, non vuol essere un complimento mieloso, ma la costatazione che certi scritti vanno riletti nel tempo. Qualsiasi profondità ha bisogno di tempo per insediarsi nelle nostre coscienze, e soltanto un ripetuto esercizio di ripasso rende naturale il sedimento di un concetto nel nostro intimo, a maggior ragione se detto concetto non trova larga diffusione tra gli uomini che quotidianamente incontriamo.

Avevo qualche reminiscenza di Lucrezio perché l’avevo studiato in 5° Liceo quando, credo per l’unica volta, uscì latino come materia d’esame allo Scientifico, mi sembra nel ’77. All’epoca, come tu ricorderai, agli orali si potevano portare due materie prescelte. Geografia astronomica fu la prima, e latino la seconda, e proprio su Lucrezio mi preparai meglio.

Al di là della superba composizione in versi, l’opera aveva catturato la mia attenzione per la straordinaria lucidità di quell’uomo, sarebbe più corretto dire di quel genio, nell’intuire l’Essenza.
Rimango sempre sbigottito quando scopro le conclusioni dei GIGANTI vissuti secoli e secoli fa che erano arrivati al nocciolo delle “cose” senza avere a disposizione tutti gli strumenti di cui oggi noi facciamo uso grazie ad una tecnologia impensabile per loro. Pur tuttavia furono così vicini alla Verità, verità che le attuali osservazioni ci consentono di convalidare…..hai capito i GIGANTI?

In buona sostanza, il messaggio che Lucrezio ci vuol trasmettere, e che tu caldeggi senza esitare, è che dobbiamo ignorare una volta per tutte religioni, superstizioni e pregiudizi se vogliamo “realmente” comprendere Come stanno le Cose….e fino a qui ci sono, ci siamo.

Che ogni dogma accettato, dunque religioni comprese, al pari delle superstizioni e dei racconti mitologici, sia la risultante di una conclamata debolezza dell’intelletto di fronte ai drammi della vita mi sembra non necessiti di ulteriori conferme. L’uomo, incapace di comprendere, dunque giustificare, i fenomeni che attraversano il suo tragitto, pur di non farsi travolgere s’è aggrappato alle fantasie più esotiche escogitate da menti contorte, il cui intento non era certo quello di porre fine ai tanti patimenti.
Basterebbe leggere un po’ di storia per ri-scoprire quante nefandezze sono scaturite dal fondamentalismo di ogni genere. Storie dell’altro mondo, non c’è dubbio.

Con questo non voglio sminuire la validità di alcune storie di pensiero perché credo nella buona fede dei padri fondatori, saggi che indicavano un auspicabile sentiero da seguire per meglio vivere.
Il fatto deplorevole è che qualche furbacchiotto prese a prestito alcuni dettami e li fece suoi per meglio sfruttare il prossimo facendo leva sulle palesi paure, angosce e sentimenti d’impotenza. Allora come oggi, perché in fondo quasi niente è cambiato nel corso dei secoli.
Le religioni in particolare riuscirono dove le armate avevano fallito.

Poi arrivò la Scienza, o meglio, il suo vigore crescente iniziò a contrastare l’ottusa visione fantastica degli eventi, proponendo una versione razionale e riproducibile di Come stanno le Cose.
Le disgrazie che massacravano l’umanità non erano più tanto riconducibili ad una abietta volontà vendicativa degli Dei, ma diventavano le regolari conseguenze delle leggi che la Natura aveva stabilito per se stessa e per ciò che a Lei appartiene, incluso l’uomo. “Le Scritture ci dicono come si va in cielo, e non come va il cielo” diceva Galilei.
Negli ultimi quattro secoli la genialità di alcuni GIGANTI del pensiero ha permesso un’evoluzione che mai si era verificata nella storia del genere umano, da quello che ci è dato sapere, e se non si verificheranno catastrofi naturali nel breve e medio termine, o se non sarà l’uomo stesso ad autodistruggersi (…e mi sembra che ce la stia mettendo tutta), chissà dove ci condurrà la ricerca.

Eppure, pur riconoscendole la massima validità, non me la sento di affidare tutta la mia vita alla Scienza. Capisco che un’affermazione del genere possa risultare alle tue orecchie fastidiosa come una bestemmia pronunciata sull’altare lo sarebbe per un fedele che sta prendendo i Sacramenti, ma confidando nella tua comprensione vorrei permettermi un ragionamento breve, anzi brevissimo, che non ha la minima pretesa di chiarire alcunché dello sconfinato argomento in questione.

Nel mio immaginario la Verità è un insieme costituito da Verità più piccole le quali devono necessariamente interagire senza sosta perché l’insieme stesso abbia validità. Se prese singolarmente sono soltanto delle approssimazioni che permettono una certa comprensione ma non la esauriscono, c’è sempre “qualcosa” che manca.

Oltre che un eminente studioso sei un superbo divulgatore e conosci bene i tanti retroscena che hanno caratterizzato molti uomini di Scienza. Non tutti, purtroppo, hanno dedicato il loro lumi per un miglioramento della condizione umana, come non tutti i mistici hanno lavorato per la salvezza dell’anima.

Per semplificare diciamo che entrambe le correnti di pensiero hanno utilizzato tanti e tali strumenti di distruzione che sarebbe difficile stabilire chi delle due abbia mietuto più vittime. Nel confronto, se la Natura dovesse intervenire con le sue catastrofi ( corpi celesti caduti dal cielo, uragani, tzunami, vulcani, terremoti, fulmini, tempeste di sabbia, ecc……) sicuramente ne uscirebbe sconfitta.
Si potrebbe ipotizzare che l’uomo sia capace d’istanti d’onnipotenza, proprio come la Divinità.
Comunque, senza voler analizzare ciò che è accaduto in passato e quello che attualmente stiamo vivendo (bisognerebbe scrivere cento volumi da mille pagine solo per la bozza), ma che vogliamo davvero davvero ridurre a formule chimico-fisiche-matematiche le emozioni, le intuizioni, i sentimenti, l’ispirazione, la creatività, l’empatia, la compassione, la gioia, la felicità e tutti i loro contrari?

Io lo so che tu mi capisci….Caro professore, mi considero un agnostico nel senso socratico, so di non sapere, ma la vita vissuta mi impone di guardare tutto ciò che è prodotto dall’uomo da una certa distanza, anche quando sembra aver raggiunto la soluzione finale.
Pur ammirando la magnificenza degli intelletti superbi, la “sola” Scienza non può soddisfare il senso profondo dell’esistenza. Non credo che la Vita possa essere descritta da un’equazione, per quanto complessa ed elegante. Credo nell’umiltà di quella che Marco Aurelio chiama “La facoltà sovrana”. Sono ancora troppe le “cose” che non conosciamo e che forse non conosceremo mai.

Penso che anche la Scienza, come qualsiasi altro sistema, raggiungerà la sua vetta per poi inesorabilmente rovinare in un baratro senza fine, come sembra che l’Universo abbia deciso per tutto il resto. La transitorietà senza fine sembra sia la Sua regola, e sottolineo sembra.

Mi auguro di avere il piacere di incontrarci di nuovo per parlare e per ascoltare le tue conferenze, certo che ogni volta tornerò a casa molto più ricco di quando ne ero uscito.

Grazie professore….Un grande abbraccio Piergiorgio.

Mamo

 ph dal WEB

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