SENZA PAURA: Ombretta Buongarzoni

“Il nostro destino esercita la sua influenza su di noi anche quando non ne abbiamo ancora appresa la natura: il nostro futuro detta le leggi del nostro oggi.”
F. Nietzsche

Accettazione! Lascia che le cose vadano come vogliono andare. Sii come l’acqua…………Sintonizzati con l’Universo.
Perché non si insegnano queste cose a scuola? Perché prima della grammatica, dell’aritmetica o della lingua straniera non si insegna a vivere? Ve lo dico io perché. Perché non ne sanno niente!
Quella di Ombretta non è stata un’esistenza delle più facili, è vero, ma quando la Vita ci mette in crisi vuol dire che ci vuol dire qualcosa, qualcosa che non abbiamo capito di noi stessi.

“Abituata” fin da piccola a darsi da fare per contribuire all’economia familiare, arrivata intorno ai vent’anni, quando le cose provavano a raggiungere una certa stabilità, la sorte le presenta una prova devastante. In un incidente stradale il papà rimane disabile e il fratello, giovane talento della pittura che faceva il muratore per pagarsi l’Accademia, muore.

“Mio fratello per me era tutto, una guida, un sostegno al quale mi aggrappavo. M’è venuta a mancare la terra sotto i piedi. In quei momenti devi cercare un modo per non andare via di testa. Provi qualsiasi soluzione che ti conduca il più lontano possibile dalla pazzia. Iniziai a viaggiare alla disperata ricerca di non so che cosa. Pensai che allontanarmi da luoghi e persone che me lo ricordavano quotidianamente m’avrebbe dato una speranza. L’isolamento di cui avvertivo il bisogno non si ridusse unicamente allo stato fisico, tanto che in quel periodo persi letteralmente l’uso del linguaggio, non riuscivo più a parlare. Passai due mesi sulle piane di Colfiorito, vivendo in una casetta adibita a ricovero attrezzi, senza luce e acqua corrente; ancora mi chiedo come ho fatto. Passavo il tempo governando un gregge e questo mi permetteva di non avere contatti con nessuno. Poi un giorno trovai alloggio presso un agriturismo gestito da un signore tedesco, e credo di poter fissare in quel momento i primi sintomi di ripresa. Era ospite di quella struttura un ragazzo, un musicista che ogni giorno suonava il contrabbasso. Lo ascoltavo e pensavo……. finché un giorno iniziai a cantare. Non parlavo, ma cantare mi riusciva. Quella finestra con gli scuri serrati che dava sul mondo cominciava a far filtrare qualche raggio di luce.”

“Mentre racconti mi vengono in mente le vicende dei mistici, la cui purificazione è passata per simili itinerari.”

“Da lì in poi percorsi tante strade. Ho lavorato in teatro per alcuni anni. Credo di essere stata una delle prime donne macchinista in Italia. Poter lavorare con le mani e dare il mio contributo alla realizzazione delle scene mi consentiva di avvicinarmi al prossimo anche in maniera non verbale. Sapevo che le parole non sarebbero state sufficienti per esprimere quello che sentivo, ma volevo comunicare, e l’unico sistema che trovai in quei momenti fu quello di fare, fare, fare. Purtroppo, vista la mia figura esile, non troppe compagnie mi diedero fiducia. Continuavo a coltivare anche il canto, e quando si presentò l’occasione di partecipare ad una edizione di Sanremo, una grave lesione alle corde vocali interruppe il mio volo.”

“Un altro segnale, un’altra batosta.”

“Sai, credo che nulla avvenga per caso. Questi ed altri fatti ora non li considero più incidenti di percorso. Secondo me sono stati episodi necessari per condurmi dove sono adesso. Mi hanno insegnato ad accettare anche quando non capisco. Ti faccio degli esempi. Nel 2006 avevo partecipato ad un stage di Bio Danza e a fine corso dovevamo presentare una relazione. La mia difficoltà ad esprimermi con parole mi indusse, ricordando i materiali che lavorava mio fratello, a scolpire una statuina che esprimesse movimento. Una mia amica rimase affascinata da quel lavoro e me ne commissionò altre sette. La mia prima mostra nacque così. Nel 2009 subii un delicato intervento e rimasi per un mese a casa. Essendo debole per scolpire provai a dipingere , io che non avevo mai disegnato. Una volta terminato mi allontanai dalla tela per guardarla. Pensai ad un miracolo. Come ero riuscita a fare una cosa del genere? Ora ho una convinzione: io ho iniziato da dove mio fratello ha lasciato.”

Storie come questa ne ho conosciute tante. In questi anni i quadri di Ombretta sono stati esposti in decine di mostre e gallerie. Personali e collettive in tutta Italia, oltre a presentazioni in Francia, Spagna ed Inghilterra. Il nipote di Fontana l’ha selezionata all’interno di un gruppo di artisti presenti in una galleria milanese durante l’Expò. L’università di Tor Vergata a Roma ha scelto una sua opera per la copertina del primo libro facente parte di una collana intitolata “I Vagabondi”.

“La tua storia è un incredibile susseguirsi di paradisi e inferni, tutti alla velocità della luce. Come butta adesso?”

“Non ho più paura! Tutto quello che mi è accaduto è servito per portare alla luce un’energia che non sospettavo di possedere. Con le parole non riesco ancora a spiegarmi come vorrei, ma questa nuova avventura è forse lo strumento per mezzo del quale posso esternare i miei sentimenti profondi. Anche se è l’anima a guidare il pennello, questo lo sento, mi rendo conto che tecnicamente devo perfezionarmi. Sono diventata vorace di sapere, tutto m’incuriosisce. Sono anche una mamma che prova ad educare il proprio figlio all’apprezzamento della gioia, perché la nostra cultura non ci ha mai insegnato a trarre gli aspetti positivi da qualsiasi situazione, una cultura che vorrebbe l’uomo votato al dolore e alla disperazione. Voglio essere serena nell’affrontare tutto quello che il Fato vorrà presentarmi, consapevole della sua necessità.”

Stiamo attenti a giudicare i fatti, perché spesso non sono come sembrano. Certo, bisognerebbe essere capaci di distinguere, ma chi ce lo insegna?
Adesso Ombretta va forte anche in moto, con un gruppo di bikers scatenate, le “Sibilla bikers”.
Quando mi porti a fare un giro?….però guido io….ahahah……Un abbraccio grosso.

Mamo

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