REAZIONE A CATENA (1): Michele Lambertucci…a ruota libera

Gli esordi, le prime gare, i suoi successi da agonista, “la scelta”, la sua attuale attività di Tecnico Meccanico, Tecnico della Federazione e Direttore Sportivo.

 

 

“Senza l’invenzione della ruota, i corridori del Tour de France sarebbero condannati a portarsi le biciclette in spalla.”
(Pierre Dac)

 

Michele, oltre che essere stato un valente atleta e attualmente un sapiente tecnico, è anche un amico, per cui ho pensato di iniziare con lui il percorso dei vari personaggi che tracceranno la rubrica REAZIONE A CATENA.

 

“Come quasi tutti i piccoli ho iniziato a praticare sport giocando a calcio con una società di Corridonia (cittadina nella quale vivo): la LUPEM.

Nell’83, quando stavo per compiere 12 anni, io e altri sei ragazzini venimmo selezionati da uno “scrutatore” della Filippo Corridoni, una società ciclistica affiliata alla F.C.I. Curioso di provare accettai l’invito e dopo pochi giorni iniziai “a pedalare”. Nell’84 le prime corse su strada; all’inizio nella categoria Giovanissimi, poi negli anni seguenti negli Esordienti e quindi con gli Allievi, ottenendo quasi sempre piazzamenti nelle prime posizioni.

 

A 18 anni passai negli Juniores e quello fu un anno “magico” perché collezionai, oltre a diversi podi, anche 4 vittorie (due nelle Marche e due fuori regione), il che mi permise di arrivare primo nel Campionato di categoria a fine stagione. In quell’anno venni anche selezionato per far parte della rappresentativa marchigiana ai Campionati Italiani.

L’anno seguente ennesimo salto di categoria nei Dilettanti, con i quali ho corso per cinque anni.”

 

“Chi erano gli avversari con i quali ti scontarvi, Miche’?”

 

“Pantani, Bartoli, Casagrande, Casartelli, Simoni, Rebellin, insomma tutti quegli atleti che a metà anni ’90 poi sono andati nei Professionisti ed hanno reso grande il ciclismo italiano. Io correvo con la Calzaturieri Montegranaro, una società con “antiche” tradizioni, e per loro ho disputato belle gare, molte delle quali Internazionali: Giro dell’Umbria, Giro d’Abruzzo, Giro di Campania, qui nelle Marche la Capodarco e la Due Giorni di Castelfidardo, tanto per dirne due di quelle “toste”.

 

Ho tanti bei ricordi e grandi soddisfazioni di quel periodo durato un lustro. Poi, disputata l’ultima corsa nell’ottobre del nel ’94, dovetti fare una scelta: passare nei Professionisti o mettermi a lavorare. Ad un certo livello, se vuoi continuare a competere, bisogna avere “le spalle coperte”. Sai, nel ciclismo non è come nel calcio, per esempio, dove girano tanti più soldi e anche un giocatore di Serie C porta a casa un discreto stipendio. Quando passi nei Professionisti della bici, o sei un campione e allora non hai problemi, oppure ti devi accontentare di un ingaggio minimo ed avere qualcuno che ti supporta, o a casa, o uno sponsor privato, quello che accade al 70/80% di quelli che corrono il Giro d’Italia, per farti capire. Io sarei stato un discreto atleta, ma non a livello di Pantani, dunque la scelta era quasi obbligata.”

 

“Quindi hai smesso di punto in bianco di correre ed hai aperto  un’attività?”

 

“Beh, diciamo che ero già un po’ preparato. Quando ancora gareggiavo avevo sostenuto i due esami alla Camera di Commercio per essere stimato idoneo all’attività, inoltre anche “meccanicamente” avevo già una certa formazione perché negli anni dell’agonismo metà giornata m’allenavo, l’altra metà lavoravo nell’officina di un’azienda locale che produceva “cavalli d’acciaio”, in più avevo seguito dei corsi di specializzazione direttamente alla Campagnolo, dunque non è stata un’opzione proprio da sprovveduti, un salto nel buio. Così nel gennaio del ’95 aprii EMPORIO BICI, questo posto pieno di biciclette dove stiamo chiacchierando.”

 

 

 

“Di solito gli agonisti, un po’ in tutti gli sport, quando smettono, dopo un periodo di – disintossicazione – ritornano sul – luogo del delitto -, evidentemente è difficile distaccarsi completamente da uno sport che si è praticato per tanto tempo. E’ successo anche a te?”

 

“ Eh certo! All’inizio stare lontano dalle corse non mi pesava più di tanto perché la nuova attività assorbiva molto del mio tempo, mi impegnava notte e giorno, anche se continuavo in maniera blanda ad allenarmi. Passato qualche mese, però, il – demone – della competizione mi tentò di nuovo e proprio nel ’95 provai a cimentarmi in un pajo di gare di Mountain Bike, tanto per vedere com’erano, io che avevo corso sempre su strada. Quelle esperienze mi convinsero che il mio campo di battaglia è l’asfalto. Anche se si va tanto più veloci, su strada la bici la porto io, rispetta i miei comandi; sullo sterrato non è sempre così, è una guida più precaria, specialmente in discesa spesso fa come gli pare. Questione di abitudine forse, ma preferisco le biciclette da corsa, anche se, quando fai la cazzata, la paghi salata.

Nel ’96 ripresi le gare amatoriali, specialmente le Gran Fondo, sia per soddisfare le esigenze dell’ex agonista, ma anche per una questione di salute: praticare il ciclismo fa troppo bene, ti mantiene in forma fisicamente e fa funzionare la mente a dovere. E’ un farmaco, oltre che uno sport.

 

Ho fatto la 300 km della Milano-San Remo, la Gianni Bugno (partenza e arrivo all’autodromo di Monza), la Cinque Terre (massacrante!), la Michel Bartoli a Lucca, l’Isola d’Elba per due anni di fila (spettacolare!), e due volte anche l’Eroica, quella con le bici d’epoca (una volta abbiamo sbagliato il percorso e abbiamo allungato il tragitto da 210 a 250 chilometri: troppi ristori e troppe bevande lungo il percorso…ahahah…) e tante altre, quasi tutte le – Classiche – diciamo, oltre tanti tour alpini dove andavamo con fidanzate e mogli per trascorrere una vacanza insieme.

Quattro anni fa m’è presa voglia di condividere le tante belle esperienze che il ciclismo m’ha regalato per oltre trent’anni, e allora ho pensato di frequentare i corsi da Direttore Sportivo di 1° e 2° livello della F.C.I. (il 3° non l’ho dato non per difficoltà, ma se non hai un giovane vivaio a disposizione a chi alleni?). Ho anche il brevetto della VISP come Istruttore-Accompagnatore per gite cicloturistiche singole o di gruppo.

 

Da quest’anno sono anche uno dei quattro Responsabili della Commissione Tecnica Regionale, capitanata da Stefano Vitellozzi (Capo Struttura tecnica), per la Federazione Ciclistica Italiana, Commissione che valuta i percorsi, i corridori, che decide sulle rappresentative da proporre negli appuntamenti Internazionali. Io mi occupo degli atleti che vanno dagli Esordienti fino agli Under 23. Ovviamente è un ulteriore impegno che grava sulle mie giornate lavorative, ma lo faccio molto volentieri perché credo che per creare campioni, o in ogni caso buoni atleti, innanzitutto ci vogliono buone strutture e gente con tanta passione che sappia trasferire tutto il bello che questo sport può offrire.

 

Oltre questo, mi sto dando da fare con alcuni amici per realizzare una struttura stabile di BMX dove accogliere bambini alle prime armi che vogliano imparare i rudimenti essenziali “in sicurezza”, facendoli per lo più giocare, seguiti da noi del “Pausola 1896” e da altri esperti di altre discipline che ci danno una mano. A giorni l’incontro con Sindaco e Assessori del comune di Corridonia augurandoci che ci concedano un terreno dove stabilire il Centro e poter dare inizio ai lavori nei primi mesi del 2018.

Come vedi, ho smesso di correre, ma mica tanto…ahahah….”

 

Mamo – ph Mamo

 

Nei  capitoli che verranno, in REAZIONE A CATENA con Michele parleremo di tecnica, sia ciclistica su strada, che dei materiali.

 

Nel prossimo numero:

REAZIONE A CATENA (2): Quale bici scegliere?

I consigli di Michele Lambertucci per meglio orientarsi nell’acquisto della bicicletta più adatta alle nostra esigenze.

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