PROVE TECNICHE DI NOSTALGIA: Enrico Filippini

Avrei anche potuto intitolare ‘ste quattro righe “A volte ritornano”, ma dato che è un pezzo che ho scritto 4 anni fa, ho voluto mantenere il titolo originale, come è andato in stampa quella volta.

Sono un po’ di giorni che vedo su facebook scorrere la locandina di un evento che si terrà in un locale di Macerata il prossimo sabato, 14 gennaio, al Tartaruga: “Il ritorno del DJ che ha fatto grande……”, suona più o meno così la scritta.

Quel locale e quel DJ li conosco bene perché, come si dice? Io c’ero!

Negli anni ‘70/’80 (del ‘900, sì, del secolo scorso…allora?) esistevano delle discoteche capaci di attirare giovani e meno giovani provenienti da tutta Italia, e alcune avevano guadagnato risonanza internazionale, addirittura: la Bussola, il Paradiso, il Peter Pan, la Baia Imperiale, lo Shalimar, il Bagarino, il Green Leaves, e poi lo Zen, il Flexus, il Giugiù, la Villa degli Aranci, la Fabbrica…vi dice niente? Certo, per chi ha 20 anni, è come se parlassi della piana di Giza, della Sfinge e delle Piramidi, ma chi ha superato i 40 qualche ricordo di questi posti ce l’ha, se non stava in seminario (però non è detto, perché anche qualche prete sarà sicuramente capitato…hai voja!).

Il Tartaruga entrava in questa lista di locali “alla moda”, e sono tranquillo nell’asserire che questo traguardo lo raggiunse soprattutto grazie al DJ che ci “suonava”. Intendiamoci, il locale è molto bello e la gestione di quella volta ci sapeva fare, ma sono sempre gli uomini ci lavorano a fare la differenza, sempre.

Circa 4 anni fa, dicevo, con quel DJ mi sono incontrato in un bel piano bar della costa e tra un Negroni e un Americano abbiamo passato un pajo d’ore insieme, parlando di tante cose, perfino di musica.

“Allora Enri’?”

“Mi sono rotto il cazzo Max! Non capisco come questo mondo si sia lasciato sopraffare dal Dio Denaro: soldi, soldi, soldi, solo i soldi contano. Schiavizzati dalla globalizzazione e dall’industrializzazione più spietata dove solo produzione, consumo e reddito hanno un “valore”…ma un po’ de core?…senza core do’ cazzo vai?”

Lo guardo negli occhi, c’è un velo di tristezza, non è rassegnazione, forse stanchezza, spossatezza nel vedere che le cose vanno sempre peggio e non sai come cambiarle.

“Papà era un uomo di principi e dai sentimenti forti, e io e i miei fratelli, anche quello che purtroppo non c’è più, siamo cresciuti con determinati valori ai quali non voglio minimamente rinunciare.

Da giovane studiava in seminario ed era felicissimo quando c’era l’ora di musica. Non aveva una tastiera sua, però se ne era inventata una magica. Su un asse di legno ne aveva disegnata una a matita, e giornalmente si esercitava con quella lì, anche se i tasti bianchi e neri erano finti.
Una volta diventato ingegnere cominciò a lavorare, e appena i guadagni glielo permisero, comprò un vero pianoforte che suonava ogni sera quando tornava a casa, tutte le sere che ha fatto Iddio.

E’ da lui che abbiamo ereditato l’amore per la musica ed è lui che ci ha insegnato i primi rudimenti: leggeva gli spartiti come io leggo il giornale.

Per dirti quanto tenesse alla correttezza, ti racconto pure questa:
Un giorno ricevette una visita fiscale. Il finanziere, nonostante i suoi sforzi, non trovò nessuna irregolarità. Uscendo gli fece una domanda – Ingegnere, ho visto che sta costruendo una palazzina in una zona che mi interessa. Come potrei fare per avere un appartamento? -.…..- Se lo compri! -. Ecco come sono cresciuto e come voglio vivere.

I soldi. E’ ovvio che tutti noi dobbiamo guadagnare per vivere, possibilmente in maniera dignitosa, ma ad un certo punto una regolata bisogna darsela, ci sono cose più importanti.

Qualche tempo fa ho lavorato in un locale e mi hanno pagato con delle bottiglie di vino. Quando mi richiamano ci ritorno subito.

Quando c’è stato il terremoto a L’Aquila (Enrico si sta mobilitando anche in questo periodo che il terremoto è arrivato qui da noi) sono andato giù e ho lavorato gratis, con immenso piacere. Mi ha fatto star bene dare il mio piccolo contributo a quella povera gente massacrata dal sisma. Quando si può, per quello che si può, si deve poter fare sempre qualcosa per il prossimo, sennò ‘sta vita che senso ha?

Sto cercando di inculcare questi concetti a mio figlio, anche se mi rendo conto che gli sto raccontando tutto il contrario di quello che vede in giro, ma non mi piacerebbe vederlo standardizzato come lo sono purtroppo tanti altri ragazzi, inglobati e macinati da questo meccanismo del cazzo che economia e finanza hanno ideato. La vita è un’altra cosa.”

“Ti segue nella musica?”

“Un po’, ma non come mi piacerebbe…e va be’, ognuno ha le sue preferenze. Certo che, magari io avessi avuto uno studio di registrazione in casa e una rastrelliera di chitarre a disposizione quando avevo la sua età! Però non si può mai dire, forse un domani gli scatta un clic…In ogni caso sono contento di lui. Ama molto leggere la Storia, ed è importante, perché sapendo quello che è accaduto in passato, se stai sveglio, ti puoi risparmiare un mare di errori, un mare di cazzate. La Storia ti insegna quanto sfacelo abbia causato l’avidità degli uomini. Sbagli da non ripetere.”

“Lavori ancora forte in giro? Come all’epoca?”

“Le serate sono un po’ calate. Quelli d’adesso non sanno neanche cosa e chi sia un vero DJ. Arriva il primo pischello con una pennetta, pettinato a cazzo de cane, magari ricoperto di tatuaggi, e fa la serata. Io, dopo 40 anni che metto su i vinile, non me vado a sputtana’ per quattro spicci. Questa, come tutte le vere professioni, non te la inventi dalla mattina alla sera.

In compenso sto lavorando sempre bene con Rai, Mediaset ed altre produzioni: stacchi musicali per le pubblicità, colonne sonore per filmati e documentari, sigle radiofoniche, queste cose qui insomma.”

“La stessa domanda la faccio a tutti i musicisti vecchietti come noi che incontro, dunque la rivolgo pure a te: tornerà la qualità di quella musica fantastica che ascoltavamo e ballavamo quando eravamo ragazzi?”

“Dubito! Forse un domani, ma non è per adesso. La musica è cultura, sapere, conoscenza…invece ora stiamo vivendo nel momento dell’informazione selvaggia. Ti colleghi e vieni bombardato da miliardi di input provenienti da tutto il mondo, ma come fai a capire quello che è vero e quello che è falso se non hai studiato? Oggi è tutta ‘na ‘mmucchiata, ma non c’è conoscenza profonda, e dove non c’è sapere “vero”, la qualità non può essere che scadente.”

Finimmo quell’incontro con un brindisi. Se riesco il 14 sera andrò a fargli compagnia vicino la consolle…sennò lo vado a trovare a casa quando capito ad Ancona. Me porto un par de bocce….e chi ce la guasta?…..ahahah…..

Mamo

Ho messo questa foto perché so che ad Enrico piace particolarmente…non gli ho mai chiesto cosa gli ricorda…La prossima volta lo faccio!

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