PASSEGGIANDO NEL BOSCO: di Beatrice Monceri

Entra l’autunno, la stagione che più amo per gli intensi colori caldi che sa donare e per la ninna nanna con cui sempre riesce a cullare la mia malinconia…

 

Nel bosco in compagnia dei miei pensieri sperando di riuscire a confonderli e ad impastarli con la brezza pomeridiana e il pallido sole autunnale. Frecce di luce superano la barricata di rami aggrovigliati, mi arrivano addosso approfittando degli spazi nudi. A terra un tappeto che si rinnova vestendosi a strati, una distesa di foglie gialle e rosse che si adagiano a terra cadendo davanti ai miei occhi come piume danzanti. Gli alberi che limitano e disegnano il percorso dei miei passi se ne stanno seminudi impegnati a ritrarre e conservare dentro di se linfa vitale, quasi la preparazione di un letargo invernale per esser pronti ad esplodere a primavera con la più bella veste di gemme. Sola, il rumore del fondo che calpesto o il volo di qualche uccello che spettina le foglie ancora attaccate ai rami, pronte anch’esse a compiere il più bello dei voli. Odore di umido, di muffe, di foglie macerate, di natura che muore a nutrire una terra che generosa donerà poi le energie raccolte. Mi infilo in un tunnel di rami che sopra di me si abbracciano quasi a creare un cerchio con la terra, un vortice che mi cattura e mi guida. Amo la malinconica sensazione di caducità che questi voli di Icaro intorno a me riescono a donarmi e aggrappo i miei pensieri alle infinite ed imprevedibili traiettorie disegnate da tiepidi venti invisibili dalle incerte direzioni.
Sbuca da un sentiero che scende dalla collina, un anziano signore, stivali, cappello, barba lunga sale e pepe. Un canestro al braccio, pieno di funghi. Incrocio il suo sguardo, luminoso ed appagato da una cerca fortunata. Mi sorride, rovista nel canestro e mi porge un cartoccio : ” Tenga, sono gli ultimi funghi. Ne ho trovati tanti, ma il freddo è ormai alle porte ! Sono carpinelli, facevano capolino tra le foglie rosse ai piedi di quei carpini lassù, ben due file, tutti belli e carnosi. Li prenda, si può fidare, raccolgo funghi da sempre . ”
Gli sorrido e accetto il suo profumato regalo. -” Un risotto, ci faccia un risotto ! Le sembrerà di mangiare il bosco, tanto profumerà ! “.
La luce è sempre più bassa e rende più cupi i rossi, i gialli, i marroni striati delle cortecce ed è un attimo sentirmi immersa in un quadro d’autore che prende vita. Scricchiolio di passi e di pensieri che si frantumano immergendosi nel nebbioso vapore che la terra rilascia. Odore di caldarroste al limitare della selva, un braciere rudimentale, un gruppo di ragazzi conclude la giornata. Uno di loro mi porge delle castagne calde su un vassoio di foglie accartocciate. Rientro con frutti del bosco e meno pensieri . Li ho calpestati e macerati tra foglie, legnetti e ghiande, li ho regalati al vento, a sfilacciarsi e disperdersi fino ad annullarsi nella prima nebbia autunnale. Amo l’autunno e la sua tavolozza di colori, amo i suoi rossi , caldi ed improvvisi che cullano la mia malinconia.

Beatrice Monceri

 

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