IL MAESTRO: Piero Cesanelli

“…Nella vita uno gli obiettivi se li pone, poi raggiungerli può essere una sorpresa.” P.C.

Quattro chiacchiere con Piero Cesanelli, patron di Musicultura, la più importante manifestazione italiana dedicata alla musica d’autore ( incontro avvenuto esattamente un anno fa, giugno 2015).

Nella sua opera “Storia della letteratura italiana” il De Sanctis afferma: “La semplicità è la forma della vera grandezza”.
Sono andato a trovare Piero Cesanelli nel suo studio di Recanati per cercare di capire come nascono le grandi imprese realizzate dai grandi uomini.

“Nasce tutto per la profonda e sviscerata passione per la canzone d’autore e per la musica in genere. Questo avvicinamento è avvenuto tanto tempo fa, quando già scrivevo canzoni, pubblicate in tre album, e riadattavo brani con nuove interpretazioni acustiche.
L’idea di fondare il Musicultura Festival mi venne 26 anni fa (oggi siamo alla 27sima edizione).
In quel periodo in Italia esistevano più di 2000 concorsi canori che si rivolgevano unicamente a quelli che noi chiamiamo “cantanti”, cioè interpreti, ignorando completamente la figura d’autore, ovvero colui che scrive, musica, ed esegue la propria composizione.
Questo mi sembrò un fenomeno assurdo dal momento che le classifiche, anche di vendita dei dischi, erano popolate soprattutto dai grandi cantautori della seconda generazione. Alla prima appartenevano quelli di scuola genovese: Bindi, Paoli, Tenco, De Andrè, Endrigo……A questa era succeduta la seconda: De Gregori, Venditti, Guccini, Cocciante, Conte…….Pensai dunque di creare una manifestazione che premiasse gli autori piuttosto che gli esecutori.
La prima edizione fu sfolgorante, con la partecipazione di Fabrizio De Andrè e Giorgio Caproni, personaggio quest’ultimo che, se non fosse scomparso prematuramente, avrebbe sicuramente ricevuto il Nobel per la letteratura, per la poesia.
Quella partenza catturò l’interesse di artisti ed intellettuali che si riunirono in un comitato artistico che ancora ci accompagna, e mi auguro lo faccia anche in futuro. Ovviamente per me è un grande onore essere affiancato da tali “consiglieri”. Quel “gruppo” lo considero il vestito a festa della manifestazione. Tanto per farti qualche nome, il comitato di quest’anno è costituito da Vasco Rossi, Claudio Baglioni, Dacia Maraini, Sandro Veronesi ed altre figure di spicco della cultura italiana. Con questo parterre il Festival si presenta da solo, non credo abbia bisogno di ulteriori garanti.”

“Immagino ci sia stata una continua evoluzione dalla prima edizione ad oggi.”

“Nel corso degli anni abbiamo pensato di rinnovare costantemente e maggiormente lo spettacolo live, perché ci eravamo resi conto che si andava sempre più sbriciolando il mercato discografico, un declino sempre più accentuato. Una volta le grandi case editrici curavano lo sviluppo dei giovani artisti e li accompagnavano lungo il sentiero della crescita, come ancora avviene nello sport, per esempio. Con l’avvento di Internet quella propensione a…è scomparsa del tutto, non c’è più il minimo interesse a promuovere, salvo per quei dieci artisti ormai affermati che vendono sempre e comunque.
Consapevoli di questo, pensammo fosse opportuno proporre i nuovi talenti facendoli salire su un palco reso nobile dalla presenza dei mostri sacri dello spettacolo e della cultura. Volevamo fare le cose in grande per dare una chance alle nuove proposte.
Innanzitutto lo Sferisterio di Macerata è uno dei tre teatri a cielo aperto più belli d’Italia, insieme a Verona e Agrigento. Inoltre l’elenco degli ospiti che sono succeduti nelle varie edizioni del Festival è a dir poco strepitoso. Vedere Fernanda Pivano interfacciarsi con Jovanotti e Ligabue, Dacia Maraini che ragiona con Ornella Vanoni sul significato del sentimento, alternando poesie e canzoni, sono ricordi indelebili che rimarranno nelle teche di Musicultura.
In questi 26 (27) anni abbiamo creato una nuova generazione di cantautori, riportando alla memoria la musica popolare che avevamo dimenticata, riproponendo strumentazioni antiche con sonorità moderne.
Progredendo sono sorti nuovi segmenti, come la Controra ad esempio, un happening che si svolge nelle vie e nei locali del centro storico nei giorni antecedenti il Festival. Personaggi illustri che si raccontano, concerti in acustico per strada, flash d’intrattenimento improvvisati e, da quest’anno, anche Musicultura Start, un appuntamento durante il quale premiamo i cantautori che pur avendo raggiunto traguardi importanti, non hanno trovato, ahimè, il conforto delle case discografiche.
Musicultura è nata per questo, dare rifugio in quella che io chiamo “La Casa Protetta” ai tanti artisti che hanno tante cose da dire, ma non hanno l’opportunità di mettersi in luce.”

“Che tipo di gioia provi nell’aver concretizzato un progetto del genere?”

“Sai com’è, nella vita uno gli obiettivi se li pone, poi raggiungerli può essere una sorpresa. Non avrei mai pensato che un’idea manifestata la prima volta in un cinemino di paese (Recanati) avrebbe raggiunto la risonanza che ormai da anni tutti gli riconoscono.
E’ vero che fin dalla prima edizione erano presenti tutte le testate più eminenti del settore, ma non potevo immaginare una tale escalation. Avere come partner ufficiale RAI UNO era solo un sogno, e invece….piano piano. Sono stato proprio ieri in Via Asiago a Roma, alla conferenza stampa per la presentazione della prossima edizione che si svolgerà a giorni. Ogni volta è una bella emozione.
Un ‘altra cosa che mi gratifica molto è che da circa 6 anni abbiamo dato inizio alle produzioni. Prima di diventare l’ideatore di Musicultura facevo l’insegnante di lettere e scrivevo canzoni. Quella di scrivere è una voglia che ho da sempre. Adesso con le produzioni posso coltivare il primo amore, cioè scrivere spettacoli che poi proponiamo nei teatri storici di tutta Italia, e d’estate anche nelle piazze più belle. Devo dire che anche questa attività mi sta dando tante soddisfazioni. Alcune rappresentazioni hanno superato le 170 repliche.
In sostanza sono due i filoni che caratterizzano le produzioni. Uno è la storia cantata, ovvero la storia del nostro Paese presentata attraverso la canzone, dagli anni ’50 del ‘900 fino al 2000. In questo caso m’è di fondamentale utilità l’aiuto dell’amico Antonio Latini, grande e saggio conoscitore degli eventi passati.
Un’altra produzione, invece, presenta i ritratti dei grandi cantautori del passato che, nonostante il loro immenso valore, non hanno ricevuto il riconoscimento che meritavano, tipo Gabriella Ferri, Bruno Lauzi, e tanti altri.
Con “Ricordar cantando” siamo stati anche all’EXPO’ di Milano, invitati ad essere uno dei 158 spettacoli proposti dall’organizzazione ad un pubblico super-internazionale.
Mi chiedevi delle gioie. Sono queste, poter esprimere la creatività che da sempre m’accompagna.”

“Hai accennato al WEB, al fatto che le case discografiche, quelle rimaste, prendono in esame solamente artisti affermati per la produzione di dischi, tagliando fuori tutti i potenziali nuovi talenti, non rischiano più insomma.
La domanda che sto per farti è un po’ di parte. Brando, il grafico della rivista, è anche un giovane chitarrista che con il suo gruppo, La Sonda, ha appena registrato un EP a Londra, e naturalmente non vede l’ora di ricevere consensi. Quali sono i consigli che un Maestro si sente di dare ai giovani musicisti, e quale opinione hai sul loro futuro?”

“Li può aspettare una vita comunque molto affascinante, anche se poi non diventeranno come Michael Jackson. Praticare la musica, avere un aspetto creativo da coltivare è già di grande utilità e conforto, senza per forza dover aspirare all’Olimpo. Non tutti possono diventare artisti famosissimi, ma fare musica deve in ogni caso appagare secondo me.
Ciò che mi sento di suggerire loro è di confrontarsi quanto più possibile con altri artisti, con altri gruppi, perché non è vero che si possa crescere stando in una cantina da soli. Si impara conoscendo stili e pensieri diversi dai propri, dunque frequentandosi con altri musicisti. Altra cosa importante è incamminarsi in un percorso live e vedere la risposta del pubblico. Se il ritorno risulta consistente, forse, e mi auguro che rimanga questa la regola, ci potrebbe essere l’interessamento di qualche addetto ai lavori, di quei pochi ancora in piedi. In ogni caso il disco non deve essere il fine ultimo, anche se tutti puntano a quello. In un mercato iper inflazionato, quasi sempre il CD rimarrà un pezzo di plastica tondeggiante confinato tra le quattro mura di casa che, a parte familiari e parenti stretti, non ascolterà mai nessuno. Il disco deve essere solo il coronamento di un lungo percorso, dopo anni di pezzi scritti e proposti. Piuttosto è importante crearsi un repertorio proprio, senza paura di avere artisti di riferimento, a patto che quegli artisti siano di valore, naturalmente.”

Questa piacevole chiacchierata Piero me l’ha concessa pochi giorni prima della manifestazione, quando tutto lo staff era allertato da codice rosso. Consapevole di avergli “rubato” del tempo prezioso, quando mi sono alzato dalla poltroncina del suo studio ho sentito l’obbligo di ringraziarlo tantissimo, e lui per tutta risposta m’ha detto: “ E de che!?”
Giù per le scale del palazzo ho pensato: un Signore.
Grazie Maestro, un grosso abbraccio e a presto.

Mamo

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