IL LUNA PARK DELLA CHIMICA: di Claudio Pettinari

Lo scrittore Marie-Henry Beyle, meglio noto come Stendhal, mentre visitava la chiesa di Santa Croce a Firenze fu colto da sensazioni che non riusciva a spiegare: polso accelerato, difficoltà respiratoria e perdita di equilibrio. Fu lui il primo a descrivere il disturbo neurologico che colpisce alcune persone al cospetto di opere d’arte d’incommensurabile bellezza: la sindrome di Stendhal.

La sindrome sembra agire su persone di grande sensibilità che, nell’ammirare opere d’arte di grande qualità, e magari di notevoli dimensioni, cadono in uno stato di confusione mentale, vertigini, perdita di senso d’orientamento, dolore al petto e tachicardia.

Come si origina un’opera d’arte in grado di suscitare tali emozioni? Anthea Callen scrive che ogni opera d’arte è determinata in primo luogo e soprattutto dai materiali a disposizione dell’artista e dalla sua abilità nel manipolarli. Per questo arte e scienza hanno spesso camminato a braccetto proprio alla ricerca di risorse in grado di soddisfare i bisogni di un creativo.

Tra le scienze, la chimica è profondamente importante per le arti visive. Gli artisti usano, infatti, tutti i tipi di materia: pigmenti, leganti, coloranti, plastiche, metalli, ceramiche, polimeri e reattivi fotochimici.

I pigmenti e i colori che gli artisti hanno utilizzato, e ancora oggi utilizzano, si sono affacciati sul mondo circa 8000 anni fa. Da tombe egizie risalenti a 6000 anni prima di Cristo, sono state dissotterrate tavolozze che servivano per la macinazione e la miscelazione di terre e polveri che erano utilizzate nella pittura dei volti e degli occhi delle mummie.

Il blu egizio (rame tetra silicato) e il vermiglio (solfuro di mercurio) furono tra i primi pigmenti creati dall’uomo. In aggiunta ad essi e ad altri pigmenti terrosi contenenti ferro e manganese, gli egizi espansero poi la tavolozza degli artisti con il rosso di piombo, la malachite, l’orpimento (un succedaneo dell’oro).
Mentre i pigmenti sono di origine inorganica, i coloranti sono invece di origine organica. I coloranti sono a volte trasformati in pigmenti facendoli assorbire su polveri o gel di sostanze incolori e poi mescolati, formando paste estensibili come quella dei pigmenti.

Fino al 1800, quasi tutte le tinture organiche erano prodotti naturali: la porpora di Tiro era estratta da un mollusco, l’indaco era estratto da un’erba, il rosso-robbia da una radice, la cocciniglia da un insetto. Il rosso cremisi veniva estratto da un insetto privo di ali, il Kermes vermiglio era ricavato schiacciando gli insetti e facendoli bollire nella liscivia.

Cennino Cennini, pittore italiano vissuto tra il XIV e il XV secolo, è forse più noto per un trattato sulla pittura scritto in volgare, Il libro dell’Arte, libro che fornisce informazioni dettagliate su pigmenti, coloranti, pennelli, tecniche di pittura, tecnica dell’affresco e miniatura. Descrive sapientemente come avviene la tecnica di doratura delle pale d’altare che almeno fino al XIV secolo non avevano come sfondo cieli o natura, ma un campo d’oro.

Per utilizzare l’oro come pigmento gli artisti dovevano adottare diversi processi chimico-fisici tutt’altro che semplici che rendessero l’oro in polvere. L’alchimia soprattutto ebbe un ruolo importante nella scoperta e nell’utilizzo dei colori nella pittura medievale. Il più noto di questi nuovi pigmenti era il blu oltremare, ottenuto dal blu lapislazzuli.

La chimica non gioca un ruolo fondamentale solo nella pittura: nella scultura, oltre materiali naturali derivati da rocce, quali il marmo, vengono utilizzati materiali naturali modificati in seguito a lavorazioni che ne modificano la natura chimica, ad esempio l’argilla che viene modificata in ceramica. Oppure materiali artificiali che si preparano a partire da materie prime diverse per mescolamento, ad esempio le leghe metalliche come il bronzo, o risultano da complesse trasformazioni chimiche, ad esempio la plastica.

Quale spettacolo, festeggiamento, concerto non fa oggi uso di luci, suoni ed effetti speciali, fuochi d’artificio?
Vanoccio Biringuccio, maestro artigiano nella fusione e nella metallurgia, già nel 1540 con il suo trattato De la Pirotecnica descrive tante altre arti a cui la chimica presta il suo servizio: oreficeria, vetreria, scultura, zecca, oltre alla pirotecnica, arte e studio della fabbricazione di fuochi d’artificio a fini di divertimento e spettacolo, la cui storia affonda le origini già nell’VIII secolo in Cina.

Il professor Herbert Roesky, pluripremiato ricercatore e docente all’Università di Gottinga, autore del fantastico libro Il LUNA PARK DELLA CHIMICA (Arte e Scienza, una miscela esplosiva) ha allietato e incantato il 20 maggio 2015, all’Università di Camerino, un pubblico numerosissimo con oltre trenta esperimenti “spettacolari”, intrecciando scienza, arte e cultura, con un linguaggio semplice e creativo, evidenziando come l’arte non sia solo genio e fantasia, ma anche tecnica, esercizio, studio, arguzia e lavoro.

Claudio Pettinari

ph dal Web

 

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