LA MECCANICA NON è UN’OPINIONE: Mario Ciamberlini

“Quando facciamo quattro chiacchiere Mario?”

“Quando te pare.”

Se girando per Recanati o giù al porto vi dovesse capitare d’incrociare una Porsche 911 anni ’70 tirata a specchio, o un esemplare fiammante di Moto Guzzi Dondolino 500 del ’37, fareste bene ad interessarvi sulle generalità di quel signore che le guida perché quel signore non è un semplice appassionato di auto e moto d’epoca.
Quel signore è uno dei più competenti motoristi a livello mondiale.
Scuficchiando tra le tante riviste che conservo da decenni non sono riuscito a quantificare con precisione i successi ottenuti dalle moto da lui preparate in circa 25 anni di reparto corse.
Se le stime non mi smentiscono, dal ’72 al ’96 le moto da lui preparate hanno vinto 8 titoli italiani, un europeo e 3 mondiali, ed altrettanti piazzamenti tra il secondo e terzo posto nelle classifiche finali, praticamente sempre al vertice per un quarto di secolo.
Ha messo le mani dappertutto e quello che toccava diventava una bomba. Classi 125, 250, 350, 500, 750, 900, con Laverda, Ducati, Honda e Suzuki, tutti team ufficiali. I piloti? Carlo Perugini, Franco Uncini, Franco Ricci, Ezio Gianola, Fausto Gresini, Loris Capirossi, Noboru Ueda, Lucio Cecchinello.

“La meccanica ce l’ho nel sangue. Qualcuno la chiama passione, io la chiamo vita. Quand’ero piccolo la mattina andavo a scuola e il pomeriggio lavoravo in officina, sono cresciuto con pane, prosciutto e chiavi inglesi.
Dai 18 ai 23 anni ho anche corso. I circuiti erano in gran parte cittadini, come si usava allora e come ancora funziona in Inghilterra o in Irlanda. Le moto non erano mie, all’epoca non me le potevo permettere. Me le prestavano la domenica i tanti facoltosi clienti che mi venivano a trovare nella piccola officina che avevo allestito sotto casa, una casa di campagna. Erano per lo più nobili signorotti senza alcun problema economico, quindi acquistavano i modelli più performanti e meccanicamente più raffinati: MV, Rumi, Parilla, Morini…quante notti in bianco per smontarle e rimontarle…non resistevo. Avevo fame di sapere, di conoscere tutti i segreti del mestiere, di capire sempre più e meglio.”

Alla fine degli anni ’50 Mario parte per la Germania e vi trascorre 7 anni, alla Opel. Tornato a casa dopo quell’esperienza sostiene un colloquio a San Donato Milanese, all’ENI, e lo prendono come tecnico di sonda nelle perforazioni petrolifere. Dieci anni tra Arabia Saudita e Medio Oriente. Quel lavoro gli piace, guadagna anche bene, ma il richiamo della piccola officina sotto casa diventa sempre più prepotente. E’ stato per troppo tempo lontano dalle sue moto. I cilindri, le bielle, i pistoni, i carburatori con i suoi spilli e getti, stare lontano da tutto questo è come costringere un orologiaio svizzero a costruire clessidre. Agli inizi degli anni ’70 molla tutto. Considerando i guadagni la gente avrebbe fatto salti mortali per stare al suo posto, ma lui torna a casa, è la vita che lo chiama, la Vita vuole che lui continui a divertirsi con i suoi giocattoli, simili a quelli di quando era piccolo…solo più potenti, molto più potenti, grazie a lui.

“Sai com’è….Perugini e Uncini vincevano, erano loro a guidarle, ma anche le mie moto vincevano. Quando i piloti che segui tecnicamente stanno lì davanti i team e le case madri ti cercano. Le corse sono così. Tutti vogliono vincere.”

Ancora oggi, se avete occasione di procurarvi un pass della MotoGP, entrate in un box qualsiasi e provate a fare il suo nome ad un ingegnere o a un team manager. La reazione sarà: – Un grande! -.

“Ti sei tolto tutte le soddisfazioni Mario, tutti i sogni giovanili li hai resi sostanza.”

“Beh, essere stato per tanti anni il capo tecnico delle squadre più competitive e aver avuto un ruolo nella conquista di tanti titoli con piloti fantastici è stato indubbiamente molto piacevole, ma non per la notorietà, anzi, i riflettori li ho sempre scansati, non mi servono.
Sono uno che si concentra sui fatti, della fama non me ne è fregato mai niente, non ha nessuna importanza, solo i risultati contano.
Anche dopo aver vinto, io e i tecnici che lavoravano con me ci mettevamo subito a smontare tutto per vedere come avevano lavorato i vari componenti e semmai apportare le modifiche necessarie per andare più forte la corsa successiva. Allora non c’era la telemetria e tutte le pugnette dell’elettronica che equipaggiano le attuali moto da Gran Premio.
Una regola però è sempre valida. Anche se hai vinto non ti rilasciare. Nel Mondiale non c’è tregua. La minima distrazione la paghi con un secondo al giro.
La mia più grande soddisfazione è stata di essere sempre concentrato nell’ottenere il massimo da quello che avevo sotto mano in quel momento, era l’unico obiettivo che mi dava gioia.”

“Quali sono i piloti ai quali sei più affezionato?”

“Non l’ho mai detto e non vorrei sbilanciarmi neanche adesso. Certo, con i due recanatesi ho iniziato l’avventura nel Mondiale e abbiamo vinto tanto, ma ho anche avuto la fortuna di seguire tanti altri campioni che hanno saputo dare la massima espressione al mio lavoro. Tutti bravissimi, tutti fortissimi.”

“Nel ’96 hai deciso di dire basta. Non ti mancano i box?”

“Le corse? Le guardo in televisione. Ancora oggi ricevo inviti dai teams, da qualche giornalista nostalgico, da qualche pilota che vorrebbe che andassi nei circuiti la domenica maaa….aoh! Sono del 19 dicembre 1934…mi stanco facile. Sai che faccio invece? Dopo aver visto un Gran Premio vado in garage e salgo su una delle mie moto. Un pajo di giri di circonvallazione e poi torno a casa. Se sento che qualcosa ha vibrato e non doveva, la metto sul ponte e la smonto tutta.
A volte però lascio il lavoro a metà. Mi lavo le mani e vado a giocare a briscola con gli amici.”

Quando ci incontriamo a Recanati ogni volta mi dice:
“Oh! Quando vuoi sape’ qualcosa vieni giù a casa che ti racconto.”

Ci sarebbe da fare un libro, caro Mario, con tutto quello che hai vissuto, ma chi lo scrive?

Un abbraccio enorme Maestro!

Mamo

Nella foto Mario Ciamberlini (a sinistra) con il presidente del Moto Club Franco Uncini….In primo piano uno dei suoi gioiellini…

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